Biotessuti per la scena: al Teatro San Carlo “Salome” veste BIOlogic
L’innovazione tessile incontra l’opera. Il Teatro di San Carlo di Napoli porta in scena Salome di Richard Strauss con una novità rivoluzionaria: i costumi della produzione saranno realizzati con ScobySkin, il biomateriale sviluppato nel centro di ricerca BIOlogic, nato dalla collaborazione tra Knowledge for Business, TecUp e Medaarch, sostenuto tra gli altri dal Ministero del Made in Italy e dalla Regione Campania.
Dalla fermentazione all’arte
ScobySkin nasce da un processo di bio-fabbricazione che sfrutta la fermentazione batterica per creare una nanocellulosa resistente, flessibile ed eco-compatibile. Un materiale vivo, che prende forma attraverso processi naturali, capace di offrire un’alternativa sostenibile ai tessuti sintetici.
“BIOlogic è un laboratorio di esplorazione tra biologia e manifattura avanzata. Con ScobySkin dimostriamo che il futuro dei materiali è sostenibile, scalabile e pronto a entrare in nuovi ambiti, dal design al teatro.”, dice Amleto Picerno Ceraso, co-fondatore di Medaarch.
Nel contesto di Salome, una delle opere più intense e visionarie del repertorio lirico, questa innovazione si trasforma in una scelta estetica e concettuale: un materiale biofabbricato che avvolge i corpi in scena, in un dialogo tra natura, tecnologia e drammaturgia.
Quando il teatro diventa laboratorio di innovazione
L’utilizzo di ScobySkin nei costumi firmati dalla costumista Daniela Ciancio segna un passaggio significativo per il settore culturale: l’opera lirica, custode della grande tradizione artistica, si apre al futuro, sperimentando nuove soluzioni per rendere la produzione scenica più sostenibile.
Questa collaborazione rappresenta un ulteriore passo avanti nella nostra ricerca sui materiali innovativi. ScobySkin non è solo una superficie da indossare, ma un manifesto vivente di un nuovo approccio alla moda, al design e alla manifattura digitale. Un esempio concreto di come la biofabbricazione possa integrarsi nei settori creativi e ridefinire il modo in cui pensiamo, produciamo e utilizziamo i materiali.
L’arte e la scienza si fondono così in un progetto che non è solo estetico, ma anche etico: portare la biofabbricazione sulle scene di uno dei teatri più prestigiosi al mondo significa dimostrare che il futuro della sostenibilità passa anche per la cultura, il design e la ricerca.
Il sipario si alza, la tecnologia incontra la bellezza, e l’innovazione diventa spettacolo.
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